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Archive for giugno 2010

Dammi un motivo per scriverti una poesia,
non so, abbracciami fortissimo di nascosto,
magari fammi anche male, è pur sempre qualcosa,
un modo come un altro per farti sentire.

Dammi un motivo per scriverti una poesia,
tipo, fammi vedere le tette, almeno smetto
di andare su Facebook e immaginarmele
sotto il tuo costume, nelle foto al mare.

Dammi un motivo per scriverti una poesia
pensami tantissimo col cervello di 15 anni,
sul tuo diario, tra i compiti, scrivimi delle frasi.
Pure se fai finta non è un problema,

fallo anche per un po’,
un quarto d’ora, nei
ritagli di tempo, che poi
magari scrivo.

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Quando vai alle medie la cosa fondamentale è avere qualcosa di importante da dire all’intervallo. L’ho imparato in poco tempo questo. Una cosa importante da dire ad esempio da martedì a venerdì è l’ultima puntata di Dragonball, oppure il lunedì è meglio parlare del sabato notte passato con Playboy Late Night. Per trovare sempre argomenti nuovi bisogna imparare a guardare le cose.

Le cose più importanti da guardare quando vai alle medie sono la televisione e le tette delle tue compagne che crescono sotto i maglioni. Ciò è importante per avere qualcosa da dire all’intervallo quando non c’è nessun professore a riempire il nostro tempo e non basta mangiare la Fiesta per avere la sensazione di aver fatto qualcosa.

Alle medie del mio paese la scuola finisce come un giorno normale. Non facciamo le feste come nei film, andiamo solo a scuola, facciamo lezione, all’intervallo parliamo dei peli sotto le ascelle delle ragazze e poi andiamo a casa pensando che siccome la scuola è finita, fino a settembre non ci saranno più intervalli per raccontarci le cose che guardiamo. In estate si sta zitti. Si fissano le cose, i particolari delle cose, i cambiamenti delle cose, mettendo tutto da parte per il prossimo, lontanissimo, intervallo. (altro…)

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Buchi

I

Buongiorno
sono ormai 42 ore
che i vigili del fuoco
stanno tentando di
salvare la vita
ad Alfredo Rampi
il bambino di sei anni
finito in fondo
ad un pozzo.
Colleghiamoci subito
con Vermicino.

Subito. Con Vermicino.
Colleghiamoci.

II

Fammi crescere i denti davanti
Te ne prego Bambino Gesù
Sono due ma mi sembrano tanti
Son caduto e non uscirò
Più.

III

Rotowash, il cuore sanguinante
di Gesù, ascensori, i muri graffiati
dai bambini ebrei chiusi nella cantine,
gatti morti, cani morti, ricci morti.

More, asparagi selvatici, Lunedì
film, gabbiani di pellicola, bacche di
sambuco, sangue finto sulle canottiere,
ferite di matita, lividi d’inchiostro.

IV

Quando udrai un fragor a mille decibel
sù dal ciel piomberà Mazinga.
La sua forza invincibile ci raggiunge tutti
Col cuore fermo nell’immenso vuoto
Va contro l’ignoto se lassù lo incontrerà.

di chi è questo vasto cielo
è cosa tua, è cosa mia

Una fortezza di acciaio sorge nel cielo
insegue la felicità e colpisce il male
Aggancio incrociato, spirito di giustizia
Splendente speranza, Mazinga Z
di certo ti consegnerà il futuro.

di chi è questo universo azzurro
è cosa tua, è cosa mia

Padre nostro
Che sei nei cieli
Mazinga Z
Che sei nei cieli
Pugno a razzo
Raggio termico
Congegni meccanici
Miracoli mistici

Alti più di 50 metri
Contro le forze del male
Contro i nemici

Una fortezza d’acciaio
Nelle galassie
Gesù e Mazinga Z

V

Se la luna
è il mio pozzo all’incontrario
un buco bianco nel soffitto del cielo

Se la luna
è il mio pozzo all’incontrario
dentro il buco bianco c’è
un bambino nero.

Un bambino che non ha paura
della luce che mangia il buio

Un bambino che non ha bisogno
di torce, televisioni e corde

perchè un bambino nel
buco bianco della luna
ci esce quando vuole

VI

È da ieri che mi dite sempre
che siamo a 25 metri
Ora è passata tutta la notte
siamo alle sette di mattina
siamo sempre a 25 metri

questa macchina non va avanti
non va avanti
non va avanti
questa è una questione di metri.

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Abbiamo bisogno della mediocrità
chiuderci in appartamenti fuori città
sognare di abbandonare il mondo di Oz
tornare nel Kansas insieme a Totò.

Abbiamo bisogno della mediocrità
dobbiamo dare un limite alla felicità
costruirci un piccolo recinto intorno,
gioire delle piccole cose di ogni giorno

Abbiamo bisogno della mediocrità
per dare un senso al nostro fallimento,
continuare a sperare nel nostro aldilà,
nelle ferie, nell’amore, nell’aumento

Accontentarci del sole che nasce,
del buon risveglio, dell’erba che cresce,

di questa vita sintetica
che non ha bisogno di parole
solo di azioni replicanti
repellenti
ma siamo mediocri

e ci va bene così

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Come bambine deformi

Le tubature gemono come bambine deformi.

preparate le scialuppe di salvataggio

Apocalisse d’acqua

oltre ogni più rosea aspettativa

scartando ipotesi di fuoco

e meteoriti, glaciazioni,
nucleare e inquinamento

scartando ipotesi d’evoluzione

oltre ogni più rosea aspettativa

Apocalisse d’acqua

Pelle già pronta a raggrinzirsi

Le tubature gemono come bambine deformi.

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Roberto Baggio è mio cugino. Ho sette anni, i capelli corti, frequento la Scuola Elementare di Solbiate Olona (VA). Mi chiamo Paolo. Roberto Baggio ha trentadue anni, i capelli con il codino di Roberto Baggio, frequenta la squadra di calcio dell’Italia.

Quest’anno la scuola è andata bene. La mamma è stata contenta, mia nonna mi ha dato diecimila lire di regalo. Non ho ancora deciso cosa comprarmi. Quest’anno ci sono i Mondiali, i Mondiali mi piacciono. A me il calcio non mi piace perchè non mi decido mai quale squadra tifare, mentre i Mondiali mi piacciono perchè siccome sono italiano posso tifare solo l’Italia.

Nella squadra italiana dei Mondiali di Calcio del 1994, gioca mio cugino Roberto Baggio. Mio cugino Roberto Baggio in realtà non è proprio mio cugino, diciamo che è il calciatore preferito di mia nonna e quindi pensa che sia suo nipote. Mia nonna nel portafoglio ha le foto di suo marito morto, di mio padre da bambino, di me appena nato e di mio cugino Roberto Baggio. (altro…)

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Il tempo passa
lentamente
quando sei con me

un mondo ripreso
a cinquemila
fotogrammi al secondo

dove ogni gesto
è dilatato,
anzi, dilungato

e non comprendo
questo tempo
immobile, la noia,

che circola
attorno,
l’epidemia,

questa
rarefazione
che spegne

lentamente
ogni

cosa.

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