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Archive for luglio 2010

Deponi le tue uova
sotto la mia pelle,
le coverò come
amorevoli infezioni,

schiuderanno nella mia carne
cresceranno col mio sangue
si ciberanno di ogni mia
connessione nervosa,

divoreranno il plasma
dei miei ricordi,
le gialle tumefazioni
del mio futuro

fino a rendere il tutto
un dolore quasi perfetto.

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Dentro casa mia pioveva l’acqua. Il soffitto gocciolava e le bolle bianche sui muri quando scoppiavano non facevano nessun rumore ma lasciavano in giro un bel po’ di pezzi bianchi di pioggia. Io le bolle non le schiacciavo perché sicuramente sarebbe uscito qualcosa di cattivo, tipo un mostro proprio come quelli dei film. Anche le pareti piovevano e anche il pavimento e i mobili piovevano. I vetri bagnati delle finestre facevano vedere la pioggia in trasparenza.

Nella mia casa pioveva l’acqua perché sopra abitava il signore delle nuvole. Questo signore delle nuvole era come se fosse un vecchio e aveva le rughe, la dentiera e tutte quelle cose che di solito hanno i vecchi prima di decidere di morire. Il signore non si chiamava e non lo chiamavano in nessun modo, questo perché sul nome del campanello c’era solo uno spazio vuoto bianco. Quando lo incontravamo gli dicevamo salve signore, oppure solo salve. Ma se però eravamo in casa tutti lo chiamavamo “il vecchio” oppure “il vecchio del piano di sopra”. Dal marciapiede che era di fronte alla mia casa io, quando tornavo a piedi da scuola vedevo sempre il vecchio che fissava con la faccia le nuvole che correvano nel cielo. Da quel giorno che l’ho visto per la prima volta alla finestra mi sembrava giusto che lo chiamassi “il signore delle nuvole”.

Il signore delle nuvole si muoveva pianissimo. E ogni volta che era pronto per raggiungere il prossimo scalino sembrava che si muoveva tutto, cambiava la forma del suo corpo e si lasciava trasportare dal vento che entrava dal portone pesante dell’ingresso, fino all’appartamento del terzo piano che usava per vivere e per fissare le nuvole nei suoi occhi. (altro…)

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Terremoti sulla pelle
strutture che crollano
scosse epidermiche
placche che si scontrano

Seguitano le vibrazioni

Collezioni di macerie
in scatole di cartone
dentro gli armadi
senza numeri o catalogazione

Buoni motivi per crollare

Brandelli di palazzi
e di cemento armato
polvere che vola
e poi diventa terra
e poi divento te.

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Voglio scrivere
una canzone d’amore
per infilarmi
nei tuoi pantaloni

che non sia né troppo
dolce cè troppo
sfrontata, solo
una canzone d’amore

che mi permetta
di passare due o tre ore con te
(la stima è puramente
di mia immaginazione).

Voglio scriverla
e pensare che funzioni
sulle tue labbra, sul tuo amore,
sul tuo letto, nei tuoi pantaloni.

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La cosa bella dei Mondiali è che si vendono televisori. Se ne vendono a pacchi, di televisori quando ci sono i Mondiali e io di lavoro vendo i televisori dell’Euronics. Il mio lavoro lo faccio bene, io mi studio il volantino coi prezzi, le caratteristiche dei modelli, poi memorizzo tutto e quando vieni a chiedermi un televisore, io so venderti il televisore adatto a te. Roba che in pochi sanno fare, e io la faccio.

La mia ragazza si chiama Greta, ha 20 anni e fa l’Università per prendere la laurea. Io la Greta la amo perchè è una brava ragazza, abita vicino a casa mia e da piccolo quando la incontravo non la salutavo nemmeno che avevo paura, anche se avevo tre anni più di lei.

Quando ci sono i Mondiali per vendere i televisori appendiamo le bandierine dell’Italia per tutto l’Euronics, all’ingresso mettiamo uno zerbino di prato verde finto con le righe bianche finte del centrocampo così che un cliente quando entra capisce già che ci sono i Mondiali e gli viene la voglia di prendere il televisore. Io lo aiuto in questa scelta, e lo faccio bene.

La mia ragazza Greta dice che si è messa con me perchè sono un bravo ragazzo di tre anni più grande di lei. La amo. Io vorrei avere un contratto a sei mesi da Euronics per amarla meglio, per prenotare le vacanze ad agosto e non solo un week-end al mare che è comunque bello. Alla Greta piace il mare. (altro…)

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Il sogno della medusa

Sotto le coperte
siamo due meduse
invisibili, spinte dalla corrente,
ustionate dal nostro groviglio
di tentacoli velenosi.

Ci sciogliamo
nel caldo dei nostri corpi,
diventiamo liquidi e umidi.

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Il mio ragazzo
non ha la testa
si porta i pensieri
dentro uno zaino

il suo collo termina
con una fontana
di sangue, vive
spargendosi attorno.

Il mio ragazzo
non ha la testa
se salta perde
le collane che gli regalo

per dimostrargli
il mio amore
visto che è difficile
dato che non ha la testa

e quindi le labbra
per baciarlo
le orecchie per ascoltare
gli occhi per guardarlo
le guance per farsi baciare

dicevo

per dimostrargli
il mio amore
scopiamo molto spesso
magari così capisce

quanto lo amo
in ogni singolo
orgasmo, vivo
vibrando su di lui.

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